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DEMOLIRE UNA VERITÀ PER SOSTITUIRLA CON UN’ALTRA

Non c’è niente di più brutto di capire che siamo stati presi in giro. Raggirati.

Gabbati come coglionazzi. Soprattutto se è stato fatto senza alcun motivo.

Ecco, sì. Soprattutto quello.

La MISTIFICAZIONE fine a sé stessa “perché sì”, in una storia, è una scelta che può veicolare una fortissima indignazione da parte di chi l’ha fruita.

Scegliere cosa tacere e cosa dire deve essere il frutto di un ragionamento consapevole. SEMPRE.

“Si ha un effetto molto diverso quando la confusione non è usata dal narratore semplicemente per mistificare su fatti minori della storia, ma per demolire le convinzioni del lettore sulla verità stessa, cosicché egli sia preparato a riceverla quando gli venga offerta. Perché il lettore DESIDERI LA VERITÀ bisogna che sia prima CONVINTO DI NON POSSEDERLA.

(Wayne C. Booth ~ Retorica della narrativa)

E sembra sempre una supercazzola, ma in soldoni vuol dire che per far entrare nella testa di un lettore una “nuova” verità prima va messa in dubbio, in maniera pesante, quella già esistente.
Quindi mettere un personaggio in uno stato di confusione personale (e di conseguenza anche il lettore) prepara il terreno per questa transizione.

So che è un concetto piuttosto astratto e astruso (soprattutto se letto direttamente da Booth), ma so anche che si può pensare che, a grandi linee, sia vero.

Ma come trova applicazioni concrete quando scriviamo?

Ci ho rimuginato qualche giorno e poi mi è venuto in mente “The family man“.
(Sì, il film con Nicholas Cage).
Non perché abbia fatto qualche prodezza attoriale indimenticabile con la sua mirabile faccia monoespressiva, ma perché è il film perfetto per poterne parlare.
(Sviando il fatto che io sia abbastanza anziana da ricordarmi un film come questo… che ha ben 19 anni).

Comunque.

La storia è semplice:

Jack Campbell ha tutto: una carriera brillante nella finanza che gli frutta un sacco di soldi, una Ferrari nel garage, donne a mazzi di tre, e vive fieramente la sua condizione di single convinto. Di avere una famiglia non gliene importa nulla; e non gli importa nulla nemmeno di quella degli altri.

Non cambierebbe niente, tranne forse una cosa: vorrebbe avere accanto la ragazza di cui era innamorato 13 anni prima (Kate), e che ha lasciato per partire per Londra e intraprendere il suo percorso lavorativo.

La vigilia di Natale, però, ha un brusco risveglio: si ritrova nel letto matrimoniale di una villetta di periferia, contornato da due bambini, mentre Kate si fa la doccia. La sua vita non esiste più e ne vive un’altra da genitore, che trova assurda e scomoda.

Seguiamo la sua confusione e il suo smarrimento mentre cerca di adattarsi alla nuova condizione. Rimpiange la sua vita precedente, fa un errore goffo dietro l’altro e cerca di recuperare lo status a cui era abituato.

Piano piano comincia a mettere in discussione tutte le sue convinzioni pregresse, fino al momento in cui capisce che la nuova vita che sta vivendo non è affatto peggiore della precedente. E anche che, pur essendo diametralmente opposta e modesta, vale molto più dell’altra.
Nel momento in cui vorrebbe continuare a viverla, viene ricatapultato in quella iniziale, da single.

E adesso, che ha capito il valore dell’altra, non gli sembra più così splendida.

Eccolo qui: sostituire una verità con un’altra, e accettarla come più adeguata.
Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se il personaggio avesse continuato a sguazzare nella propria condizione, indisturbato.
È stata smantellata tutta la certezza, per preparare il fruitore (e il personaggio) ad accettarne una nuova.

La CONFUSIONE MIRATA può riguardare moltissimi aspetti della storia, e può fare la differenza fra una storia che lascia il segno dentro e una che non ci si avvicina nemmeno a farlo.

Esistono, invece, esempi di MISTIFICAZIONE ad minchiam?

Sì.

Sono esigui (per quello che la mia mente da procione può ricordare… ma potete farmi sapere se vi ci siete imbattuti anche voi, però) perché siamo abbastanza abituati al concetto che fare i vaghi senza un motivo è una vaccata, e che il mistero va mantenuto per nascondere qualcosa di realmente succoso.

Ma (c’è sempre un “ma”) mi è capitato di incapparci e vale la pena di parlarne.

Nel racconto “Luna Nuova” di Maikel Maryn viene utilizzata una forma di mistificazione inutile, proprio nel prologo, con questo stratagemma: si susseguono dei CAMBI di PUNTO DI VISTA senza che si capisca alla prima lettura quante siano le persone che stiamo seguendo realmente per Venezia.

Sarebbe bastato un semplice rigo vuoto fra un punto di vista e l’altro per evitarlo.

E allora perché non è stato fatto?

Per “non rendere la vita facile al lettore“, fondamentalmente (sì, è un controsenso vero e proprio ma non sono parole mie).
Col senno di poi, è molto più probabile che sia stato fatto perché, nonostante i personaggi punto-di-vista menzionati nel prologo siano quattro (compreso il gondoliere che è un pretesto per infilare un paio di termini in dialetto, e nulla più), quelli di cui seguiremo le vicende nel racconto sono solo due.

E l’altro dov’è?

L’altro personaggio è solo un gancio. Un intruso.

In quella storia non c’entra niente e quindi non dovrebbe proprio far parte dell’economia della storia.

Alla fine del racconto, viene menzionato fra le note dell’autore, sottoforma di invito. Se il racconto ti è piaciuto (per come è scritto e per le atmosfere create), puoi seguirne le avventure nel romanzo a lui dedicato.

Il problema di questo escamotage è fondamentalmente uno, ma non così piccolo.

La prima reazione a questo invito si riassume in questa domanda: «Chi?!?»

Perché, avendo letto la confusione del prologo (voluta appositamente per evitare la chiarezza al lettore), questo personaggio è passato totalmente inosservato; bollato dal cervello come “INFORMAZIONE INUTILE“.

Quindi, perché la reazione del fruitore della storia dovrebbe essere diversa da un semplicissimo “esticazzi“?

Trovate la vostra risposta, perché, per me, quando un lettore bolla un avvenimento nella storia con un bel “ecchisenefrega”, è un bel problema.
Ma bello grosso.

Il lettore va rispettato. Sempre.

Anche, e soprattutto, quando sembra che gli stiamo riempiendo la testa di caos e disperazione.

E solo se dietro al caos c’è un ordine che ha un valore tangibile. Reale.

#confusionemirata   #mistificazione

#unprocionealgiorno…

© Redazione Coffa ~ Erika Sanciu. Tutti i diritti riservati.

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