CODICI DI LANCIO ~ DEMOLIZIONE E RISTRUTTURAZIONE STORIE,  NON-RECENSIONI

IL MONDO DIETRO A UN GESTO

NON-RECENSIONE DE “L’ANGELO NERO” DI EDDY MORELLO

Non sono brava a fare recensioni quindi non ne farò, ma questo non vi salverà dal mio spunt(in)o di riflessione” su L’angelo nero.

Non è un libro perfetto.
Non lo sono per primi i personaggi che lo popolano; sono conditi da difetti ostentati che ne mantengono intatta la ruvidezza. Richiede un lettore che non si faccia spaventare, o colpire, dall’aspetto volgare di alcune parole (che in un contesto rude e militare ci possono stare), e che si approcci con mente e occhi spalancati.
Le scene di guerra sono crude e senza sconti (che Ken Shiro spostati proprio, pivellino), e mettono in risalto sia l’orrore della guerra che la stupidità del perpetrarla.

Eddy Morello, con la sua voce profonda, sostiene che sia un libro da sei. Io dico che è oggettivamente almeno da sette e mezzo (il ché va bene anche per giocare a Natale!).

Comunque, una gestione dei flashback differente, avrebbe giovato al ritmo, soprattutto nella parte iniziale.

Delle tante cose da dire su questo libro, forse quella più importante di tutte è che sia una storia stratificata. Più attenzione dedica il lettore, più si accorge che nessun particolare è messo a casaccio. Non è cruciale solo ciò che viene scritto, ma quello che trapela tra le righe nei gesti compiuti dai personaggi, dalle parole urlate e da quele sussurrate all’orecchio… prima di sentirsi piantare un coltello fra le costole.

Ti punta il dito addosso e ti picchietta sullo sterno, chiedendoti attraverso quali filtri guardi il mondo che ti circonda, e di quali tu sia consapevole.

Esistono prigioni che non hanno sbarre, ma che ti incatenano ugualmente perché ingabbiano la mente. Se sei abituato a camminarci dentro ogni giorno, alla fine non ti accorgi più nemmeno dove stia la differenza (e Matrix docet al riguardo).

Il Bene e il Male non hanno confini così netti da delinearli. E quello che conta davvero è dove ti attesti tu, con le tue scelte come individuo; cosa ne fai del tuo paio di ali e se credi davvero in te stesso da farle funzionare lasciando gli altri, indentici a te, a guardarti con i piedi ben piantati in terra e il naso all’insù.

Non suggerisce niente. Non dà giudizi. E non dice cosa devi pensarne; ti mette tutte le carte in mano e ti dice: «Fai la tua mossa».

È un pregio della “Setta dello Show Don’t Tell”, ma che ha un rovescio della medaglia non indifferente: bisogna essere all’altezza di ciò che si vuole mostrare, perché rischiare di sdrucciolare su passaggi troppo meccanici, che hanno sacrificato un po’ di musicalità delle parole, è un baleno.

È certamente un libro lungo, il primo di una trilogia. Mostrare richiede spazio, ma il modo in cui è scritto lo rende certamente scorrevole.

Il proposito che si pone l’autore è piuttosto ambizioso. In qualche modo c’è una sorta di ricerca del ribaltamento: farti storcere il naso davanti ai “buoni” e farti apprezzare i “cattivi”.

Ma fa parte del gioco del “sai davvero se il lato della barricata che hai scelto è quello giusto?”. Anche per questo va letto con attenzione: i punti di vista da cui è narrato danno molteplici spaccati su una società che è giusto analizzare su più fronti.

In fin dei conti, in una guerra in corso, chi decreta cosa è giusto o no?

Ci sono delle perle disseminate in questa storia. Gesti che compiamo ogni giorno, inconsapevolmente, e che nascondono un intero mondo. Voi sarete in grado di trovarli?

Buona caccia…

(Ho messo l’APPROFONDIMENTO e i CODICI DI LANCIO nella pagina successiva in modo da non sottoporre a possibili spoiler quelli che ancora non l’hanno letto. A voi la scelta…)

 

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