DALLA COFFA CON FURORE,  DISTANZA EMOTIVA,  EMPATIA,  MECCANISMI NARRATIVI,  NARRATORE E NARRAZIONE,  SCRIVERE MEGLIO,  SCRIVERE MEGLIO,  UN PROCIONE AL GIORNO

NON SI SCRIVE PER FARSI DEGLI AMICI

C’è un concetto molto interessante, nel libro di Chuck Palahniuk Tieni presente che, che ruota intorno al fatto che “non si scrive per fare bella figura”, o “per farsi degli amici”.
Non è l’unico scrittore che indugia su concetti simili; anche Joe Lansdale dice che bisognerebbe scrivere “come se tutti quelli che conosci fossero morti”, per dire.

Il punto non è esattamente che la scrittura sia un “luogo” elitario e solitario in cui risiedere, ma è più qualcosa di attinente con il CORAGGIO.

La lettura è un processo che avviene dentro le persone. Nella loro testa. È un filamento che si insinua nella loro memoria, che tesse scene inanellando ricordi ed esperienze passate, che ricama e attorciglia emozioni autentiche. Già provate o nuove, ma in ogni modo vere.
E il fatto è che le persone lo “sentono” quando la scrittura è autentica. Quando dietro alle parole c’è qualcosa di concreto.

Specialmente quando è scomodo.
Specialmente quando è una verità o un gesto che per pudore loro non avrebbero il coraggio di dire ad alta voce.
Specialmente quando è qualcosa che le ha segnate a loro volta.

Gli scrittori, attraverso i loro personaggi, devono avere coraggio di mettersi a nudo. Di scrivere anche le parole che li spaventano. Quelle che li imbarazzano. Quelle che li atterriscono.
Devono avere il coraggio di farlo anche a dispetto del fatto che potrebbero capitare fra le mani della vicina pettegola, della zia bigotta o del macellaio cafone.

Non perché vogliono mettersi in mostra. O perché vogliono dimostrare di saperci fare con le parole.
Ma per creare una connessione autentica con chi leggerà. Chiunque sia.

Le persone rispondono a ciò che reputano autentico. E restituiscono le loro esperienze agli autori.
Chuck Palahniuk la chiama la “SEMINA DELLE FOLLE”: quando un’esperienza scritta, un racconto, o una scena sono “vere” a tal punto che ne richiamano di simili (ma diverse) nel pubblico che le ha fruite.

Così ci si rende conto che esistono tante varianti dello stesso imbarazzo. Dello stesso dolore. Della stessa gioia.

Condivise. E celate.

Che siamo tutti in qualche modo simili, anche se non abbiamo provato esattamente le stesse cose.

È il vero legame che si crea fra autore e lettore. L’esperienza condivisa, astratta o reale che sia, è il ponte che costruisce la reciprocità fra di loro. Anche se sembrano due figure “slegate”, lontane. Perché la lettura è qualcosa che si fa in solitaria, esattamente come la scrittura.
Per questo, quando si invitano gli autori ad andare a fondo, ad approcciarsi alla scrittura “nudi e inermi come un neonato” non gli si sta semplicemente dando un lasciapassare “Tiè, scrivi quello che ti pare, scrivilo col ‘cuore’, senza preoccuparti di altro”.

Ma gli si sta chiedendo di spogliarsi delle proprie maschere, dei propri artifici, delle proprie sovrastrutture per liberarsi da una zona di conforto in cui nessuno può ferirli e in cui non rischiano nulla.
Le persone sono disposte a mettersi a nudo a propria volta se si rendono conto che non sono le uniche a essere imperfette. Ad aver sbagliato.
E questo crea rispetto per gli autori. Perché il lettore ha percepito che l’autore l’ha rispettato tanto da non mentirgli.

Gli autori dovrebbero essere consci della responsabilità che hanno.
Nei confronti della pagina.

Perché poi questo conduce al passo successivo: scrivere al meglio possibile perché ciò che si voleva veicolare possa emergere a dovere.
Sono due facce di una stessa medaglia. Non un alibi dietro cui nascondersi, e nascondere le proprie lacune.

Perché, come direbbe Spiderman: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

#UnProcioneAlGiorno…
#ScrivereMeglio  #ComunicareMeglio
#Empatia #DistanzaEmotiva
#SeminaDelleFolle #Autori&Procioni a nudo
#Narra Responsabilmente

 

© Redazione Coffa ~ Erika Sanciu. Tutti i diritti riservati.

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