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COERENZA,  IMPARIAMO INSIEME,  MISTERO, CONFUSIONE E MISTIFICAZIONE,  NARRATORE ATTENDIBILE,  NARRATORE INAFFIDABILE,  UN PROCIONE AL GIORNO

INCREDIBILE, INIMMAGINABILE, INDESCRIVIBILE, INSPIEGABILE

Una storia deve SEMPRE darci tutte le risposte per essere una buona storia?

Domanda interessante.
Ma questo è un tema un po’ delicato che mette in campo un piccolo paradosso di cui fa sempre bene parlare.
Abbiamo visto che il narratore può essere ATTENDIBILE, e INAFFIDABILE in modo variabile, per disparati motivi.
Abbiamo anche visto che un narratore inaffidabile può tacerci una parte delle informazioni perché non le ha, le ignora, o perché deliberatamente vuole tenercene all’oscuro. Poi, che una CONFUSIONE MIRATA serve per abbattere i muri di ciò che riteniamo vero per sostituirlo con un’altra verità differente.
E anche che la MISTIFICAZIONE fine a sé stessa per motivi “futili” è tendenzialmente dannosa per una storia.
Ma se avessimo un motivo valido?

Se volessimo proprio la COMPLETA CONFUSIONE rispetto ad un argomento?

Magari proprio per farci ragionare su cosa comporti?

Eh.
È vero che la confusione è uno strumento potente sia per sviarci che per indirizzarci, ma è anche vero che non è obbligatorio risolverla.

NON NECESSARIAMENTE una storia deve dare tutte le risposte.

A volte, il suo compito può essere quello di creare nuove domande o di lasciarle aperte, per permetterci di continuare la nostra ricerca emotiva personale.
Lo so, non è molto cristallino così…

Ma proviamo a pensarci:

Come SPIEGHI qualcosa che per definizione è INSPIEGABILE?

Non PUOI farlo.
Perché, nel momento in cui lo fai, inneschi il paradosso: se spieghi l’inspiegabile, per definizione, non lo è più.

E allora la confusione è il mezzo che abbiamo per far proliferare le congetture, lo smarrimento, la ricerca del sé. Il crearsi una PROPRIA risposta al di là di quelle degli altri, anche dell’autore stesso.

Come autore, puoi fornire (mostrando) qualcosa che si avvicina moltissimo alla soluzione, ma senza mai toccarla davvero. Sfiorandola sempre più vicino, anche a livello quantico, ma senza averla mai. Lasciandola sfuggente come sabbia fra le dita.

L’altro giorno si parlava di “Inception“. Quante persone si sono incastrate a cercare di capire se la trottola finale volesse dire che il personaggio sta ancora sognando, o che la realtà a volte può essere talmente bella da rasentare il sogno?
Tantissime.

E questo perché dobbiamo trovare la NOSTRA interpretazione. Ne abbiamo bisogno quando fruiamo qualcosa.

Ma il punto non è “sciogliere” QUELLA matassa: l’obiettivo della storia è quello di mostrarci tutto il corollario di ciò che ruota intorno a quel nodo.

Ci hanno messo sul piatto ogni possibilità e poi ci hanno lasciati lì, a pensarci sopra.
È l’unica storia?
No, no. Ce ne sono a bizzeffe.

Pensiamo anche ai libri di Jeef Vandermeer della “Trilogia dell’Area X” (Annientamento, Autorità, Accettazione), per dire.
Finisci di leggere e hai più domande di quando hai iniziato.
(E una di queste rimarrà sempre: ma come diavolo si chiamava la protagonista?)

Però cosa abbiamo avuto in cambio?

Se la risposta è “niente” è un male.
Perchè in quello specifico caso abbiamo avuto una panoramica, più o meno velata, di tutte le sfaccettature del CAMBIAMENTO: dalla mutazione al mimetismo, passando per la replicazione, l’assorbimento e l’evoluzione.

La storia deve lasciarti qualcosa. Qualcosa che ti porti a riflettere. È quello il suo compito. Lo sarà sempre.

E questo vuol dire anche che non tutte le storie hanno lo stesso livello di difficoltà.

Alcune saranno chiare e trasparenti, comprensibili a tutti. Altre saranno “una prova” da portare a termine. Ed esigeranno “qualcosa” dal fruitore.
Una su tutte “1984” di George Orwell: uno spaccato dimostrativo di una società distorta e alienante.
Non siete stati male leggendolo? Non avete avuto la sensazione che un velo di grigio si fosse posato su tutto, cancellando la bellezza dal mondo?
Io sì. Per due settimane mi son portata un groppo addosso. Che poi sono riuscita a sbrogliare e a trasformare in qualcosa di utile.

Non è un male che un libro sia “difficile”, come non è un male che un libro sia “facile” (ma almeno pagategli prima una cena, che cacchio…).

Ogni storia reclama un proprio fruitore ideale. Perché il più grande sbaglio che si può fare è pensare che si possa parlare a tutti.

Perché, quando cerchi di parlare a tutti indistintamente, alla fine non stai parlando con nessuno in particolare. E questo vanifica il senso delle parole che stai scrivendo.
Stuzzicare il fruitore a collaborare, e a metterci del suo, mettendolo “in difficoltà” (nel senso positivo del termine) non è necessariamente qualcosa di sbagliato, anzi.
Ma su questo ci torneremo con un post a parte, perché ne vale la pena.
Per adesso, è giusto pensare a quale sia il nostro obiettivo mentre scriviamo.
Cosa dobbiamo far emergere e perché. E soprattutto dobbiamo far attenzione a quei piccoli paradossi che rappresentano le parole: “incredibile”, “indescrivibile”, “inimmaginabile”, “inspiegabile”.

Perché, per mantenerle salde e non svuotarle del loro significato, vanno recintate. E bisogna camminarci intorno senza poterle toccare mai.

Avete visto il fim “Birdbox“?

Nessuno fornisce la spiegazione del perché succeda quel che succede. Nessuno dei protagonisti ha mai avuto modo di vedere direttamente la “forma” di ciò che li spinge a uccidersi. Ed è giusto che sia così. Perché se mi fai vedere ciò che non posso vedere e rimango incolume, la COERENZA di ciò che hai costruito (come fondamenta della storia) muore.
Il fruitore può intuirlo attraverso gli occhi di altri personaggi (se hanno particolari peculiarità che lo rendono possibile), sfruttando l’ironia drammatica presente, ma non si può aspirare a qualcosa di più.

Alla fine dei conti non è importante solo il modo in cui si danno le risposte. È importante anche il modo in cui si tacciono.

«E se la ricerca della risposta fosse essa stessa la risposta?»

Mmh. Mi sa che era diversa la citazione…

#unprocionealgiorno…

#ImpariamoInsieme  #coerenza

#confusionecompleta

#mistificazione

#ilparadossodell’inspiegabile

 

© Redazione Coffa ~ Erika Sanciu. Tutti i diritti riservati.

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